Perché stiamo progettando una Scuola di Immaginazione Meridiana

…agli sgoccioli di una pandemia mondiale che ha distrutto la nostra capacità di immaginare?

Disclaimer: Vogliamo lanciare la sfida collettiva di ripensare i Sud coniugando il passato ed il futuro

Parma,

(sì è strano, ora spiego)

2014.

Stavo giustappunto terminando il mio percorso di laurea triennale in economia e marketing quando tutt’a un tratto realizzai di trovarmi a dover esercitare quella che era la mia prima scelta effettivamente autonoma riguardo al mio percorso di studi.

Ovvero dovevo orientare il mio lavoro finale (che nel mio caso era un esame aggiuntivo, perché non era prevista una tesi vera e propria) verso qualcosa che, in un modo o nell’altro — considerata la scelta abbastanza approssimativa del mio percorso di studi — potesse perlomeno risultare di mio interesse.

Scelsi di portare il “marketing mediterraneo”.

Non sapevo che di lì a poco (2015) avrei scelto di proseguire i miei studi in Scozia, ad Edimburgo (weirdly enough). Questa volta, quello che percepivo come l’incubo di finire seduto ad una scrivania di una multinazionale di consulenza per tutta la vita, mi aveva portato a scegliere di dirottare i miei studi sul management culturale.

Allo stesso modo non avrei mai immaginato che la seconda volta che mi fossi trovato davanti all’opportunità di stabilire come concludere il mio secondo percorso di studi (questa volta quindi più focalizzato) in qualcosa che risultasse di mio interesse, avrei orientato il caso studio e ricerca sul campo della mia tesi sulla sostenibilità dei centri culturali indipendenti, in Sicilia, a Favara, precisamente a Farm Cultural Park.

“L’incontro di terra e mare, non è l’idillio che ricompone: esso non è una quiete, ma la difficoltà di stare in un solo luogo, non è il ritorno di identità semplici, ma la scoperta che, dopo lo sviluppo, ritornano utili molte risorse che si erano gettate via con sprezzo dai finestrini”

Pensiero meridiano — F. Cassano

In quegli anni, tanti giovani pugliesi che — diversamente da me — avevano scelto di restare, stavano assistendo agli effetti della forte spinta politica generativa del governo di Vendola, che la mia regione metabolizzava attraverso la creazione dei primi “Laboratori urbani”, di “principi attivi”, dei “bollenti spiriti”. Allo stesso tempo, Matera vinceva la nomina a Capitale Europea della Cultura per il 2019 e si preparava ad ospitare un titolo molto prestigioso che arrivava per la prima volta, dal 1985, orgogliosamente in una regione del Sud Italia.

Da giovane laureato in Management dell’arte, dei festival e della cultura, con il pensiero in un certo senso sempre rivolto a meridione, l’occasione di lavorare per il più intenso e prolungato mega-evento culturale europeo, e di farlo praticamente nel mio territorio, sembrava già quella più importante di tutte (e probabilmente lo è — appunto — già stata).

Nel frattempo, riorientare la bussola verso sud mi aveva permesso di partecipare in prima persona ad esperienze come la co-progettazione e la nascita della Scuola Open Source, a Bari, attraverso la quale ho incontrato compagni di una strana convergenza euro-meridionale che sono rimasti tali.

Con alcuni di loro, accomunati dall’intento di provare a riportare a casa alcune esperienze virtuose che avevamo imparato a conoscere da diverse prospettive, abbiamo fondato CapitalSud per realizzare il primo TEDx a Monopoli sul tema “Onde, mari e correnti innovative”. L’esperienza associativa, dopo questa bella soddisfazione, sembrava cessata. I percorsi reticolari e deliranti di ognuno di noi ci hanno portato a imboccare strade differenti, che però non smettono di toccarsi continuamente e CapitalSud, invece di sbiadirsi gradualmente fino a scomparire, si è evoluta. Il placido accordo che ne aveva portato alla fondazione si è trasformato nella volontà di consentire a questo organismo di diventare quello che era più opportuno.

Fu così [è un incipit molto vintage, lo so] che dalla possibilità di portare a sintesi delle esperienze e dei vissuti, sebbene ancora vicendevolmente sconosciuti, con l’obiettivo di candidarsi alla gestione di un importante laboratorio urbano ad Andria — Officina San Domenico — si ricompone un gruppo di lavoro completamente nuovo, fatto di esperienze miste che decidono di fare squadra per provare a convergere nella stessa direzione.

Vinciamo allora il bando per la gestione di Officina San Domenico, come gruppo che si sintonizza nel tempo necessario per scrivere un progetto che, ironia della sorte, guarda proprio in direzione S.U.D.

Sustainable Utopias Development è stata da subito la nostra sfida per la gestione di uno spazio che mira ad essere un nuovo centro culturale ma anche luogo della quotidianità, della possibilità, del pensiero meridiano, che sia nuovo, multidirezionale, multidisciplinare, collettivo.

Immagine dal primo incontro di Co-progettazione per la gestione di OSD con ARTI Puglia e Comune di Andria
Immagine dal primo incontro di Co-progettazione per la gestione di OSD con ARTI Puglia e Comune di Andria

E allora per mettere a sistema le esperienze che vogliono provare a realizzare delle utopie sostenibili da una prospettiva meridionale, abbiamo capito che dovevamo recuperare la capacità di riattivare il non-luogo per eccellenza: l’immaginazione. Una scuola di immaginazione meridiana.

Abbiamo pensato da subito che vogliamo connotare la nostra esperienza con l’idea di creare l’opportunità collettiva di ripensarsi meridione, senza nessun disprezzo per il presente, ma rendendo visibile una proposta per avere la possibilità di verificarne l’attendibilità.

“Per iniziare a pensare il sud è in altri termini necessario prendere in considerazione anche l’ipotesi che normalmente si scarta a priori: la modernizzazione del sud è una modernizzazione imperfetta o insufficiente o non è piuttosto l’unica modernizzazione possibile, la modernizzazione reale?”

Nel bel mezzo di una pandemia mondiale, durante la quale si è sentito parlare tanto di Sud come priorità della ripartenza, noi stiamo investendo nell’idea che per ripartire bisogni reimparare a immaginare, a costruire ponti, a coniugare il passato e il futuro allargando le possibilità, a dare valore alla pluralità come risorsa, a rinunciare al paternalismo per percorrere la via più autentica verso l’emancipazione.

Se, ad esempio, nel vocabolario mapudungún della comunità mapuche cilena, non esiste il concetto di persona ma quello di cheuntu (un individuo che si crea durante la sua vita, dove il costituirsi come persona è semplicemente una possibilità tra le altre in quanto è possibile — o probabile — che si diventi qualcos’altro), ciò vuol dire che non si può comprendere nulla delle complesse strutture attraverso cui tali società si organizzano qualora si utilizzassero strumenti ad esse esterni.

Che cos’è il Sud? — L. Mastromauro

In poche parole c’è bisogno di una Scuola di Immaginazione Meridiana per sviluppare “la capacità di resistenza alla mercificazione come legge inarrestabile del nostro futuro”.

*La scuola di immaginazione meridiana è stata candidata da CapitalSud APS all’avviso pubblico per progetti di rigenerazione urbana Creative Living Lab indetto dalla direzione generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura il 29 Marzo 2021

Irreqiueto, girovago, alla continua ricerca di opportunità di crescita individuale e collettiva. Sogno un Sud nuovo bacino di opportunità e modello di sviluppo

Irreqiueto, girovago, alla continua ricerca di opportunità di crescita individuale e collettiva. Sogno un Sud nuovo bacino di opportunità e modello di sviluppo